TRANSFORMERS G1

  

 INTERVISTA A PUFFMARKO

                                 COLLEZIONISTA STORICO DI TRANSFORMERS G1

 

 E’ con grande orgoglio e felicità che pubblichiamo in esclusiva per gloyzerxmuseum.it un'intervista a uno dei più grandi collezionisti, oltre che espertissimo conoscitore, di tematica Transformers. Scopo dell’intervista è l’approfondimento su tutta quanta la tematica Trasformers, argomento che appassiona tuttora più che mai i tanti collezionisti di questi meravigliosi giocattoli. 

 

 

 1) Ciao Marco, i Transformers sono molto popolari presso molti collezionisti… come e quando è nata questa tua grande passione per questo tipo di giocattoli?

 Eugenio, saluto te e tutti coloro che leggeranno questa intervista, anche se io la vorrei immaginare più come una chiaccherata tra amici. Sei sicuro di voler sapere tutto?

Perché ho molto da dire a proposito, sono un chiaccherone, preparati! Come per molti altri, la mia passione verso i Transformers è nata a metà degli anni 80, dopo aver visto la prima puntata del cartone animato in onda su una rete privata. Per essere preciso, i vari personaggi apparsi nel cartone erano giocattoli che giravano già da un po' nei negozi italiani (di questo però ne parleremo dopo) e vederli collocati all'interno di una storia che coinvolgeva due fazioni opposte me li ha fatti amare alla follia. Ero un bambino avido di cartoni animati e giocattoli e quei personaggi, gli "eroici Autorobot" e i "perfidi Distructors", conquistarono immediatamente e totalmente la mia attenzione; con quei giocattoli non soltanto ci giocavo, ma li contemplavo nella loro stupefacente bellezza. Dopo 5 anni bellissimi, durante i quali ho avuto la fortuna di avere tutta o quasi la linea italiana dedicata ai Transformers nonché fumetti e oggetti di cartoleria , a inizio degli anni 90 il mio interesse si orientò gradualmente verso i videogames e abbandonai così, anche fisiologicamente direi, l'attaccamento verso i miei amatissimi giocattoli. L'ultimo Transformers che acquistai fu il pretender "Medusa" in card italiana. Nella primavera del 1992, prima dell'esame di terza media, barattai molti dei miei vecchi giocattoli, tutti ancora completi e in ottimo stato, congiochi per Commodore 64 e Sega MegaDrive. Oggi me ne pento amaramente, erano i giocattoli della mia infanzia che non riavrò mai più; ricordo che anche allora per me fu una scelta dolorosa ma fortemente voluta: frequentavo le sale giochi da poco tempo e vedevo nei videogames un'inesauribile e stimolante fonte di sfida. Oggi svolgo un lavoro legato proprio all'industria dei videogiochi per i sistemi casalinghi e tutto il tempo che dedicai a consolidare la mia conoscenza di questi prodotti -ancora ben lontani dall'essere il moderno fenomeno di massa- ha formato la mia solidissima esperienza in questo campo. Quando cominciai l'università, la nostalgia verso la mia infanzia iniziò lentamente a insinuarsi tra le mie emozioni. Facevo delle sortite su iBazar (l'eBay italiano dell'epoca) per fare piccoli acquisti finché poi, all'improvviso direi, cominciò tutto, o meglio, ricominciò tutto da dove si era interrotto. Era la fine del 2002 e mi trovavo a Roma, la mia fidanzata di quel periodo mi propose di andare a fare visita a casa di alcuni suoi amici; durante il tragitto mi raccontò di un ragazzo che viveva in quella casa e che aveva lo strano hobby di collezionare e vendere "robottini". Io, incuriosito della cosa, le chiesi ulteriori dettagli sull'attività di questo ragazzo ma non seppe dirmi altro. Quando entrai con lei in quell'appartamento iniziarono i saluti e le presentazioni di rito; quel ragazzo stava in piedi sull'uscio della sua stanza, si presentò e mi tese la mano. Io notai di sfuggita il leader degli Autobots in bella mostra sulla sua scrivania e gli chiesi: "Ti piacciono i Transformers? Vedo che lì hai un Optimus Prime" e lui rimase estremamente sorpreso dal fatto che io conoscessi non solo il personaggio ma che lo avessi chiamato col suo nome originale. Quel ragazzo era Francesco Torchiani, che è oggi conosciuto per essere un famosissimo venditore online di giocattoli di importazione oltre che una persona molto gentile e cordiale. Morale della favola: io e Francesco parlammo di Transformers tutta la sera e più parlavo con lui, più mi rendevo conto che il mio amore verso questa linea di giocattoli, obnubilato per anni da altri interessi adolescenziali e da molti fatti privati che avevano contribuito a distogliere da esso il mio interesse, in realtà era soltanto sopito e stava riemergendo dentro di me in tutto il suo travolgente coinvolgimento.

 Dopo tiepidi segnali spontanei, il mio amore verso i Transformers era ritornato quella sera finalmente a galla, ne avevo ripreso coscienza, ero nuovamente consapevole, come se mi fossi scrollato di dosso 15 anni di "ruggine cosmica". Avevo capito cosa dovevo fare: dovevo collezionare i miei eroi preferiti e lo dovevo fare sin da subitoper recuperare il tempo perduto, senza vergogna e con la massima dedizione. I miei primi acquisti legati al vintage furono tre loose, presi su eBay: un Cyclonus, un Galvatron e un Blaster: servirono più che altro per placare la mia "curiosità", per chiudere alcuni "circuiti interrotti", dato che Galvatron non uscì mai in scatola italiana e gli altri due non li avevo mai avuti da piccolo, pur desiderandoli tanto. Con molta fatica, dal momento che non avevo un mio PC nella città sede dell'università che frequentavo, cercavo di studiare il mercato di eBay: trascorrevo 30 minuti al giorno in un internet point, stampando le liste dei giocattoli usciti fino ad allora e cercando in rete ogni risorsa utile legata al collezionismo dei Transformers. Avevo una metaforica tela bianca davanti al mio naso, e il dipinto da creare stava prendendo forma nei miei pensieri: erano le prime, importantissime fasi che ogni collezionista attraversa, quelle relative alla creazione del proprio progetto collezionistico.

 

 

 2) Ti va di raccontarci come sono nati i Transformers e come sono stati commercializzati in Italia?

 Certo che mi va, sono qui per questo! Mettetevi comodi perché ho una storia bellissima da raccontarvi…

 Comincio col dire che in Italia il nome dei Transfomers va necessariamente associato al marchio del loro importatore ufficiale, ovvero la GiG di Firenze. Ci sarebbe molto da scrivere su quanto importante e straordinario sia stato il ruolo svolto dalla GiG all'interno della distribuzione di questi giocattoli.

 Non voglio fare una lezione, ma vanno necessariamente elencati alcuni fatti che possano rendere chiare le origini di questi robot.

 

 

 - A metà degli anni 60, la Hasbro creò i G.I. Joe, action figure militari alte circa 30cm.

 - La Takara importò i G.I. Joe in Giappone alla fine degli anni 60 chiamandoli Combact Joe.

 - 1974: La Takara operò una scelta di mercato fondamentale, riducendo le dimensioni di queste ingombranti action figure e aggiungendo alla linea alcuni playset. Nacque così la serie Microman, composta da cyborg alieni di circa 10cm di altezza, che ebbe un grandissimo successo nella terra del sol levante per tutto il corso degli anni 70.

 -1980: Takara operò due scelte molto importanti: decise di svecchiare la vecchia serie Microman, rinnovandola, e inoltre creò da essa una specie di spin-off, una nuova serie di giocattoli chiamata Diaclone. Erano due serie distinte e con differenze ben definite ma la caratteristica peculiare della nuova serie dei Microman e i Diaclone fu quella che i veicoli erano in grado di potersi trasformare e di ospitare al loro interno dei piloti.

 Qui per la prima volta entra in gioco la GiG.

Siamo sul finire degli anni 70, in Italia la pellicola "Guerre Stellari" aveva appena ridefinito gli standard dei film di fantascienza e stava per iniziare l'era delle produzioni animate giapponesi, seguite da un'invasione di giocattoli futuristici per bambini, la maggior parte dei quali di importazione. In quell'oceano di opportunità, la GiG non rimase a guardare e strinse subito accordi commerciali con la Takara. Sarebbe memorabile poter conoscere con esattezza come iniziò questa partnership tra Takara e GiG, ma di una cosa possiamo esser certi: dietro quel sodalizio c'è stato lo zampino del suo geniale fondatore, l'imprenditore Aldo Horvat. La GiG importò sul territorio italiano alcuni tra i giocattoli più belli e originali di quel periodo, tra cui i Micronauti Mego (1979-1980) e i primi Diaclone (primavera del 1981).

 

 

 LA RIVOLUZIONE DEGLI ANNI 80

 1982 - La Takara nel marzo di quell'anno implementa la linea di giocattoli Car-Robots all'interno dei Diaclone. Erano automobili basate su modelli realmente esistenti che si trasformavano in robot, fornite di pilota e armi sparanti.

 1983 - Sull'onda del successo delle Car-Robots, Takara crea i Micro-Change per la sua linea Microman. Si trattava di giocattoli ispirati a oggetti di uso quotidiano che potevano trasformarsi in robot.

 Negli Stati Uniti, dopo il boom di vendite legato alle action figures e al merchandise di Guerre Stellari, Hasbro e Mattel erano in cerca di nuovi prodotti da proporre al pubblico. Era una guerra per ottenere il più largo consenso tra i bambini e i ragazzi, e i due colossi si diedero battaglia in modo epocale.

 Iniziò la Mattel che, ispirandosi al grande successo ottenuto dai film di genere fantasy in voga in quel periodo, creò una delle linee di giocattoli più iconiche di tutti i tempi: i Master of the Universe (1981). La Hasbro rispose al colpo e, grazie all'aiuto creativo della Marvel, rinnovò la vecchia linea G.I. Joe attraverso l'implementazione di soldati più piccoli e veicoli militari accessoriati. Entrambe le due linee di giocattoli furono supportate da un cartone animato dedicato e da serie a fumetti. La guerra di vendite tra Hasbro e Mattel stava volgendo a favore di quest'ultima, quando improvvisamente la Hasbro tirò fuori dal cilindro una magia, sferrando di fatto un colpo da k.o. per aggiudicarsi il match contro la sua rivale storica.

 Durante il Tokyo Toy Fair del 1983, infatti, alcuni suoi emissari notarono le due nuove linee di giocattoli Takara, Micro Change e Car-Robots. Nonostante fossero due serie diverse, nella mente degli emissari della Hasbro baluginò subito l'idea di accorparle dietro a un solo criterio: una storia di robot in grado di camuffare il proprio aspetto trasformandosi in normali veicoli od oggetti. Così Hasbro ritornò in affari -dopo i vecchi G.I. Joe nel 1969- con la storica compagnia giapponese, proponendo e ottenendo da Takara la licenza non solo per la commercializzazione di questi giocattoli sul suolo americano, ma anche il permesso di poterli usare all'interno di una serie di giocattoli nuova di zecca. Per completare l'ambizioso progetto serviva una storia che appassionasse il pubblico, così Hasbro si rivolse ancora una volta alla Marvel che, attraverso il leggendario genio creativo di Bob Budiansky, confezionò una storia fatta di robot che si scontravano senza quartiere in una lotta tra fazioni, i valori Autobot e i malvagi Decepticons: nascono i Transformers come oggi li conosciamo.


 

 

CONQUISTA DEL MERCATO ITALIANO

 Non esistono fonti che possano descriverci come GiG e Takara si misero in affari e si tenessero in contatto.

 Attraverso lo studio e il raffronto delle pubblicità trovate sui Topolino dell'epoca, noi appassionati abbiamo scoperto che l'unico dato storicamente incontrovertibile è che i Diaclone arrivarono in Italia nel 1981, ben due anni prima che gli americani della Hasbro (nel 1983) venissero a conoscenza della loro esistenza. Quindi questo vuol dire che il sodalizio tra GiG e Takara esisteva ancora prima della nascita dei Transformers, probabilmente sin dal 1979. Noi non sapremo mai se in quel famoso Tokyo Toy Fair ci fossero anche gli emissari della GiG, ma sappiamo che a un certo punto, collocato durante il primo quadrimestre del 1984, la GiG iniziò a importare e distribuire nei negozi italiani i giocattoli relativi alla serie "car robot" di sua iniziativa, ignorando le mosse commerciali di Hasbro.

 Forse la GiG ha importato buona parte delle "car robot" diaclone sotto suggerimento della stessa Takara, che come detto aveva nel frattempo preso accordi commerciali con Hasbro e aveva la priorità di consolidare le precedenti partnership commerciali anche in Europa, oppure l'interesse a crearne di nuove (come poi si verificò con Ceji Joustra).

 Le macchine trasformabili importate dalla GiG erano in confezioni molto simili a quelle originali giapponesi, con testo tradotto e localizzato in italiano.

 Queste macchine in Italia presero il nome -leggendario per il pubblico nostrano- di "Auto Robot", che era la traduzione letterale di "Car Robots".

 La GiG, contemporaneamente al lancio di questi nuovi giocattoli trasformabili, brevettò e depositò il logo e il marchio "TRASFORMER", che appariva molto chiaramente in ogni confezione e in ogni pubblicità cartacea o televisiva dei suoi prodotti. Esiste purtroppo una stupida teoria -nata e largamente condivisa dagli americani- che credono che la GiG abbia voluto copiare la Hasbro, rubandogli l'idea e usando un nome diverso per non pagare furbamente i diritti al colosso americano; sfortunatamente per loro, i Transformers Hasbro fecero il loro debutto alcuni mesi dopo la comparsa nel mercato italiano del logo "TRASFORMER" della GiG!

 Il successo è stato clamoroso, e fino alla metà 1985 la GiG importò  con le stesse modalità anche altri giocattoli trasformabili (i dinorobots, i triple changers, le pistole, gli stereo). Poi, a seguito degli accordi presi tra Hasbro e Takara, la GiG modificò la partnership con i giapponesi e importò i giocattoli nelle confezioni americane dei Transformers (ma sempre con testo in italiano e logo TRASFORMER ben in evidenza). Il resto è storia.

 Per chi volesse saperne di più, è possibile consultare queste due pagine web (in inglese) dove si parla diffusamente dell'argomento.

 http://tfsource.com/blog/the-chicken-or-the-gig-part-1/

 http://tfsource.com/blog/the-chicken-or-the-gig-part-2/

 

 FILMATO DEL TOKYO TOY FAIR 1983

 https://www.youtube.com/watch?v=zqiQdw1zmuM

 

 

 3) Oltre che in Italia, i giocattoli dei Transformers sono stati commercializzati anche all’estero: dove precisamente e quali differenze si riscontravano nei vari mercati stranieri?

 Si potrebbe scrivere un trattato sull'argomento, cercherò di essere il più conciso possibile.

 I mercati cruciali per il brand sono stati quello americano, europeo e giapponese.

 Bisogna sempre ricordarsi che la serie di giocattoli "The Transformers" ha esordito nella primavera del 1984 negli USA, distribuita dalla Hasbro. Fu immediatamente un successo straordinario di vendite che diventò un trionfo assoluto quando, nel settembre dello stesso anno, la Hasbro decise di supportare questa linea con il lancio contemporaneo di una bellissima serie a fumetti (della Marvel Comic) e di uno stupendo cartone animato (Toei/Sunbow/Marvel). Il cartone animato funzionava come un enorme spot per i giocattoli e ogni puntata veniva scritta e sceneggiata in base alle specifiche direttive che la Hasbro indicava, in funzione dei personaggi che dovevano essere pubblicizzati e che in esso dovevano apparire.

 Visto l'incredibile successo commerciale ottenuto in patria, nel 1985 la Hasbro iniziò la distribuzione di questi giocattoli anche in alcuni paesi dell'Europa centrale (Belgio, Olanda, Germania, Francia) e nel Regno Unito.

 In Giappone invece, la nazione dove questi giocattoli venivano prodotti, la distribuzione era affidata alla Takara che, di fronte a un così evidente successo di vendite, decise di convertire la propria strategia commerciale sulla linea di quella vincente sperimentata al di là del Pacifico dalla Hasbro. Venne interrotta la produzione di giocattoli per le gloriose linee "Diaclone" e "Micro Change" per concentrarsi esclusivamente sulla produzione dei Transformers, che sbarcarono così sugli scaffali dei negozi giapponesi nell'estate del 1985, seguiti a ruota dal cartone animato.

 Sempre nel 1985, in risposta alla crescente domanda da parte del mercato, la Hasbro implementò numerosi nuovi personaggi alla serie, la maggior parte dei quali proveniva dalle vecchie linee di robot trasformabili della Takara. Grazie ad accordi stipulati con altre case produttrici giapponesi, la Hasbro ottenne la licenza di distribuire all'interno del suo brand alcuni robot già famosi all'epoca; il caso più curioso fu quello riguardante il personaggio di Jetfire, che altro non è che una Super Valkyrie VF-1S (prodotta in Giappone dalla Takatoku Toys nel 1983) e già vista nella serie TV Macross; in base agli accordi ottenuti per questa licenza, Jetfire non sarebbe stato mai dovuto esser distribuito in Giappone e le sue fattezze nel cartone animato dovevano essere dissimulate per non indurre gli spettatori a ricondurlo a una Valchiria.

 Nel 1986 la Hasbro decise di rinnovare la serie in modo abbastanza deciso, commissionando alla Takara la produzione di nuovi giocattoli mai visti prima (con l'eccezione di Ultra Magnus e, successivamente, Raiden), che diedero vita a nuovi personaggi nella serie animata. Per spiegare ai fan le ragioni di questo cambiamento, uscì nelle sale il lungometraggio "The Transformers: the movie", in cui molti personaggi della prima serie morivano o uscivano di scena, tra cui i due leader, Optimus Prime e Megatron, rimpiazzati dai loro successori Rodimus Prime e Galvatron.

 Le vendite dei Transformers in USA non conobbero crisi fino al 1988, anno in cui la domanda scese drasticamente. Proprio in quell'anno, la Hasbro trovò nuova gloria sul mercato greco e messicano, mentre l'anno dopo lanciò i Transformers in Cina (furono praticamente le prime ristampe ufficiali) e nel 1990 ristampò soltanto per il mercato europeo alcuni tra i più importanti personaggi della serie (si chiamano ristampe euro-gold, visto che le scatole erano dorate), affiancandoli ad alcuni inediti robot provenienti da altre serie nel frattempo uscite in Giappone (come il bellissimo robot Overlord, che fu distribuito originariamente in Giappone nel 1988 e che non vide mai la luce in USA).

 

 

4) Come conservi o esponi i tuoi giocattoli?

Purtroppo non ho ancora una casa di mia proprietà (vivo in affitto all'estero) e la mia collezione sta a casa della mia famiglia. Si tratta di un appartamento che offre spazi espositivi estremamente ridotti, le poche vetrine della casa sono state già "occupate" da anni dai piccoli cimeli di mia madre, che io chiamo affettuosamente "cianfrusaglie". Lei ricambia il favore chiamando i miei giocattoli "pupiddi", minacciando ciclicamente di farne piazza pulita regalandoli a qualche orfanotrofio o facendone un bel falò. Visto la situazione, e visto anche che non vivo nella stessa città dove ho la collezione, tengo stipato il tutto in un capiente armadio e dentro un baule. Conservo le scatole disponendole con cura e avvolte nel pluriball, come se fosse un enorme Tetris, ma è ovvio che la mia collezione meriterebbe una sorte migliore. Il mio sogno sarebbe esporla in un museo del giocattolo moderno ma al momento qua in Italia -a parte qualche mostra sporadicamente organizzata- non esiste ancora nulla di simile. Incrocio le dita per il futuro, so che degli amici fiorentini hanno in cantiere qualcosa a proposito!

 

 

 5) Parlaci dei tuoi primi giocattoli…

 Si sa che agli occhi di un bambino, ogni cosa può diventare un giocattolo con cui giocare.

Ma parlando di giocattoli "veri", intendo quelli acquistati nei negozi, posso dire che ne ho avuti tantissimi, forse troppi: sono stato davvero molto fortunato. Sono nato nel 1978 e a parte i tipici balocchi educativi della prima infanzia, i primi giocattoli di cui ho memoria sono quelli che collezionava mio padre e con i quali mi permetteva di giocare; me li mostrava in vetrina mentre mi sorreggeva su un suo braccio, consentendomi di afferrarli: soldatini di piombo, macchinine Matchbox e modelli in scala Burago, personaggi della Atlantic. Riguardo a questi ultimi, grazie alle preziose informazioni contenute nel tuo sito, ho scoperto che si trattava di alcuni personaggi in plastica appartenenti alla serie Atlantic Galaxy (ricordo nitidamente Zephton, variante interamente verde) e altri set come quelli dei "legionari spaziali", dei "mostri spaziali", di "Actarus e i suoi amici", di "Capitan Harlock e i suoi amici" e dei nemici della regina Raflesia. Lui aveva in collezione anche un'Arcadia della Polistil, quella verde in metallo coi cannoni rossi, e una pista per trenini elettrici che teneva conservata in una scatola di legno. Mio padre, che adesso non c'è più, era un grande appassionato di fantascienza (aveva una collezione Classici di Urania di tutto rispetto), film western e fumetti (leggeva Tex Willer) ed evidentemente non è rimasto insensibile al fascino dei cartoni animati giapponesi arrivati in Italia alla fine degli anni 70.

Il primo robot che lui mi comprò è stato un Gundam DX. Poco prima del compimento dei miei 4 anni, mi fu regalata una Cosmo Liner di Capitan Futuro; lo dico con precisione assoluta perché avevo questo fantastico giocattolo tra le mani quando andai a fare visita a mia madre in ospedale in occasione della nascita di mio fratello. Sempre di quel periodo, ricordo benissimo un Gotriniton medio, un Gordian Junior set, una Trivella Izenborg e diversi set dei Cosmo Crass. Il giocattolo che però ho amato di più nei miei primi 4 anni di vita è stato indubbiamente un enorme pelouche di Goldrake, credo che si tratti di quello prodotto dalla Fanny, grande circa 70 cm, stavo sempre abbracciato a lui e lo consideravo come se fosse mio fratello. Dal 1983 in poi, per me cominciò l'era dei Masters of the Universe, una linea di action figures che ho amato alla follia e che, in un età delicata come quella, rivoluzionarono il mio modo di giocare. Durante i miei primi e fortunati anni di vita imparai ad amare i robot e le action figures e, quando nel 1984 ricevetti in regalo la mia prima autorobot GiG, una Datsun Racing Fairlady, trovai in essa il perfetto connubio tra questi due generi diversi di giocattoli. Un robot dai colori accattivanti che si trasforma in auto, qualcosa mai visto prima, ne ero gelosissimo e lo ammiravo incredulo nella sua bellezza. Altre cose che ho amato follemente da bambino erano i playset DAS e il pongo, mentre i famosi set della LEGO mi annoiavano mortalmente.

 

 

 

 

 6) Ti va di raccontarci qualche ricordo legato a un particolare momento dell'infanzia o a un’emozione data da un giocattolo in tempi recenti che ha contribuito a far nascere e alimentare questa tua grande passione?

 Come è prevedibile, ho ricordi estremamente vividi legati ai mei giocattoli d'infanzia e ho ben presente, con sufficiente chiarezza, il momento nel quale ho acquistato praticamente ognuno di loro. I ricordi più belli sono quelli legati al tempo che i miei genitori trascorrevano assieme a me. Nonostante fossero molto impegnati, la sera trovavano sempre del tempo da dedicarmi. Ricordo ad esempio di come mia madre si sedesse accanto a me a guardare i cartoni animati (quando in TV c'erano Five e Marco Columbro) o quando mi insegnava a leggere grazie alla fiabe sonore della Fabbri, quelle sul 45 giri. Oppure ricordo di quella volta che mio padre comprò un Mammuth della serie ZOIDS, dicendomi che lo avremmo costruito assieme: mi promise che una volta che avremmo terminato, quell' "elefante robot" avrebbe cominciato a muoversi come per magia. Impossibile dimenticare l'emozione fortissima che provai quando vidi quel robot muoversi e camminare per la prima volta, sentivo per la prima volta l'emozione di aver "creato" qualcosa. Un altro ricordo è legato ai miei primi giorni di asilo, quando portai a scuola la pistola trasformabile Browning, che sparava proiettili di gomma. Le mie compagne chiamarono la maestra, terrorizzate. Prima che la maestra arrivasse per sequestrarmi il giocattolo, io lo trasformai in robot e le dissi che le mie compagne erano bugiarde e che si erano inventate tutto. Un altro ricordo è legato a quando mia madre mi aiutò a scrivere la mia -credo- prima e unica letterina per Babbo Natale. Chiesi in dono il Castello di Grayskull, e in un sabato soleggiato del dicembre del 1982, durante un giro in macchina con i miei, mio padre parcheggiò l’auto, scese e ritornò poco dopo con un regalo enorme, che poggiò nel sedile posteriore, dove stavo seduto io, una scelta incauta! Chiesi ai miei genitori cosa ci fosse dentro l’involucro e, non ottenendo alcuna risposta precisa, in un attimo strappai senza farmi scoprire una piccola finestrella di carta da regalo, scoprendo che era proprio il Castello di Grayskull! Esplosi di gioia e mia madre mi disse che in realtà "Babbo Natale non esiste, in realtà è stato papà a comprarti quello che desideravi!". Con buona pace degli educatori moderni e degli ottusi membri del Moige, quella notizia non mi sconvolse, anzi! Mi riempi di orgoglio e felicità sapere che mio padre fosse l'unico dispensatore di doni. Chissenefrega dell'esistenza di Babbo Natale quando da bambino hai un padre così generoso? In generale, comunque, tutti noi ricordiamo bene che quello di cui sto parlando era un bellissimo periodo per vivere in Italia: tutto era più spontaneo e semplice, alla radio c'era ancora buona musica e la domenica potevi ascoltare le voci di Ciotti e Ameri, in televisione vedevi Enzo Tortora, Corrado e Mike Bongiorno, d’estate i gelati Eldorado erano molto più belli di quelli della Algida, il mare l’aria e il cielo erano più puliti, eravamo tutti "amici di Charms", in strada giravano le Fiat 500, le Ritmo e le Renault 5, la Girella e la Crostatina avevano un sapore migliore, il discorso di fine anno a reti unificate lo faceva Pertini... la nazione aveva ancora un certo tipo di coesione sociale e in generale si riponevano grandi aspettative sul futuro, l'anno 2000 sembrava così distante! Io credo di esser stato un bimbo abbastanza ricettivo e quelle sensazioni le "assorbivo" e le introiettavo, se è vero che ancora oggi le ricordo così nitidamente sentendomi profondamente tradito da quel "futuro" -che è già passato- che mi ha deluso a livello societario e culturale.

 

 

7) Essendo tu un collezionista di lunga data, immagino che avrai una tua “graduatoria di cuore” riguardo ai giocattoli in tuo possesso… ci puoi citare 3 pezzi köpa viagra online? E la motivazione di tale scelta…

 Adesso apparirà scontato e ovvio se dico che amo tutti i pezzi della mia collezione, li amo uno per uno e ognuno di essi ha una sua storia e un aneddoto che lo riguardi. Mi piange il cuore ripensando a ogni pezzo che ho dovuto vendere per necessità improvvise in questi anni. Se però dovessi azzardare una classifica dei miei tre pezzi preferiti, il bambino che c'è in me metterebbe prepotentemente al primo posto il giftset del Devastator G1 in scatola GiG. Devastator è il "Transformers perfetto": una squadra di sei robot armati di differenti pistole laser che si trasformano in realistici mezzi da lavoro, ognuno con una sua gimmick e delle ruote su cui scorrere. Il fatto che i sei robot abbiano la stessa altezza e lo stesso tipo di colorazione verde e viola, è un fattore che accentua l'idea di una squadra perfettamente coesa. Ma la cosa che strabiliava i miei occhi era che i sei mezzi da lavoro, attraverso l'implementazione di parti aggiuntive, potevano combinarsi e unirsi tra di loro formando un robot gigante chiamato, appunto, Devastator; da notare poi come queste parti aggiuntive potevano essere utilizzate come armi da montare sui mezzi da lavoro configurandoli come mezzi da guerra... alcune di queste armi poi avevano un dispositivo interno a molla, quindi sparavano davvero! Riuscite a immaginare qualcosa di più invitante nel panorama italiano dei giocattoli per bambini nel 1985? A questo giocattolo sono legati emozioni e ricordi molto vividi e forti.

 Ricordo l'attimo in cui il giocattolaio, dopo un cenno di intesa con mio padre, si piegò verso di me per dirmi :"questo è l'ultimo arrivo, un robot bellissimo, guarda...".

 Al secondo posto, stavolta col gusto del collezionista adulto, metto uno speciale giftset uscito soltanto in Giappone, chiamato VSX; questo set contiene i leader delle due fazioni opposte, Optimus Prime e Megatron. Questo giftset ha come boxart i due leader che si fronteggiano viso a viso e, come è facilmente intuibile, racchiude in se l'essenza della cosidetta "Generation One", la prima serie dei Transformers, quella a cui sono più legato.

 Al terzo posto, da amante della storia di questi giocattoli, metto il Megarobot della GiG, un robot sulla cui esistenza si è favoleggiato per anni senza avere prove effettive della sua esistenza. Da bambino vidi esposto in un giocattolaio il bootleg made in Taiwan di questo robot, quello con colorazione differente  e oggi molto comune sul mercato; lo desiderai tanto ma il costo era proibitivo: 99.000 lire nel 1986 erano un sacco di soldi!

 Tornando al Megarobot GiG, c'è da dire che molti utenti in vari forum giuravano di averlo avuto e fino al 2005 esisteva solo una fotografia di questo giocattolo, tutti pensavano che si trattasse di un fotomontaggio.Oggi, dopo che diversi esemplari sono stati ritrovati, si è potuto fare luce in modo quasi definitivo sulle oscure origini e sulle particolarità di questo giocattolo. Sono molto orgoglioso di poter dire che il mio è l'unico esemplare factory sealed documentato: da quel che so, arriva direttamente da un magazzino della GiG, dove un collezionista fiorentino lo prelevò, girandolo poi a un celeberrimo collezionista di Rimini (Mattia, ciao, e grazie ancora!) dal quale mi recai personalmente per andarlo a ritirare, nel maggio del 2005. Sul sito Giocattolivecchi.com ho aperto una discussione sulla storia incredibile di questo giocattolo e del suo "gemello francese", il Mechabot Robotrack, con ricchi contributi da parte di moltissimi autorevoli utenti di quella community; la potrete leggere aprendo questo link.

 http://www.giocattolivecchi.com/Forum_detail.aspx?t=0&id_d=455246&p=1

 

 

8) Il pezzo che hai faticato di più a trovare?

 Nulla nell'universo dei Transformers G1 è particolarmente difficile da trovare: i pezzi escono ciclicamente, bisogna solo aver pazienza e non farsi trovare impreparati all'acquisto, specie nel caso dei robot più costosi.

Io però ho impiegato 10 anni per trovare un Transformers che non è nemmeno un prodotto originale ma un bootleg coreanodel 1989, costruito con materiali e stampi di altissima qualità: si tratta della prima versione del Destrong Combat Robot, ovvero una versione in scala maggiorata del famoso robot Bruticus (conosciuto come

Multiforce in Italia). Si tratta di un oggetto di nicchia, praticamente introvabile, per molti è soltanto una leggenda metropolitana. In tanti anni, ne ho documentati con sicurezza soltanto quattro in giro per il mondo, e uno di questi è il mio.

 

9) Cosa si prova ad essere considerati uno dei più grandi collezionisti di Transformers?

Ecco, Eugenio, adesso vorrei puntualizzare alcune cose che mi stanno a cuore.

Prima di tutto, io sono "grande" solo dal punto di vista anagrafico... non spetta a me dire se sono grande, spetta a chi in questi anni mi ha conosciuto e magari apprezzato, con i miei pregi e i miei difetti. Come collezionista mi definirei abbastanza noto perché sono stabilmente nel giro da 12 anni e dietro al mio nick c'è sempre stata una persona che ha cercato di dar lustro alla nostra comunità in Italia e all'estero, con onestà e convinzione. Non mi sono mai tirato indietro quando è stato il momento di chiarire dei dubbi ad altri colleghi oppure quando è servito dare il mio contributo per ogni genere di causa. Quando mi è inevitabilmente successo di essere impreciso nel dare un'informazione, ho sempre ammesso con coerenza il mio errore chiedendo "scusa". Cosa è un "grande collezionista"? Chiedetevelo, è interessante. Forse per alcuni coincide con l'avere una "grande collezione" ma cosa significa questa parola? Adesso, senza alcuna retorica, questa "grandezza" è un parametro che definisce esattamente... cosa? Il valore di mercato complessivo dei pezzi? Il loro numero? La loro rarità? La capacità del proprio portafogli? Col denaro si può comprare tutto quello che si desidera, tranne che l'esperienza, la gentilezza e l'onestà. Viviamo in un'epoca di materialismo sfrenato, dove l’abito FA il monaco ...eppure, nonostante ciò, ritengo che un collezionista non dovrebbe mai esser definito "grande" solo perché ha una "grande collezione"; non si è mai quello che si ha, questo è bene sottolinearlo! Chi è nel giro da tempo sa purtroppo che l'ambiente dei collezionisti di giocattoli non è soltanto composto da persone straordinarie e collaborative, entusiaste e oneste, ma è un mondo fatto anche di persone che si prendono un po' troppo sul serio, a volte un po' snob, altri talvolta sono inclini all'invidia, alla maldicenza, all'avidità, al dire bugie... senza contare i vanagloriosi in cerca di popolarità. Per quanto mi riguarda, chiunque collezioni giocattoli con amore e onesti sacrifici merita in pieno di essere chiamato un grande collezionista, a prescindere totalmente dalla propria disponibilità economica e dal numero dei pezzi in proprio possesso. Celato dietro alle fattezze di un adulto che colleziona giocattoli, c'è quasi sempre un bambino che ancora rincorre la magia dei regali, che vive il fascino dell'avventurosa ricerca, che sa stupirsi davanti alle piccole cose, che non sa rinunciare alle sue emozioni più dolci: queste sono cose rare e importanti, che denotano spesso una sensibilità sopra la media ...oppure una patologia mentale, ah ah (dipende dai punti di vista). La verità è che siamo tutti sulla stessa barca, anzi, sullo stesso galeone dei pirati alla ricerca di tesori nascosti!

 

 

 

10) Il pezzo obiettivamente più importante in assoluto che possiedi?

 Non mi chiamo Filippo de Ferrari e nella mia collezione non ho nessuna moneta da 1 cent magenta di Guyana del 1856 ;)

 Di certo però la domanda è interessante e solleticherebbe la vanità o la vena autocelebrativa di molti collezionisti.

 Io provo sempre a osservare le cose da una giusta distanza e, proprio per rimarcare il concetto di "obiettività" posto nella domanda, devo dire che "importante" è una parola che suona in modo quantomeno strano quando è riferita a un giocattolo. c'è chi l'assocerebbe senza esitare al pezzo sul quale ha investito maggior denaro per l'acquisto. Altri ancora l'assocerebbero all'idea di "raro", e si sa che un pezzo raro nel collezionismo attrae l’interesse di tutti per l'elevato valore commerciale che solitamente lo accompagna. I Transformers non sono una linea di giocattoli particolarmente complicata da collezionare, perché sono stati distribuiti sul nostro territorio in modo capillare e omogeneo dalla GiG; questa è una doverosa premessa, in quanto non credo che ci sia qualcosa di eccezionalmente raro in mio possesso o che sia oggettivamente "importante". Il concetto di importanza, per quanto concerne questa specifica linea di giocattoli, dovrebbe forse essere applicato non alle singole unità quanto all'insieme della raccolta, quindi all'omogeneità di una collezione, tenendo in conto le condizioni dei pezzi e delle eventuali confezioni originali.

 Ma non sono qua per filosofeggiare, son qua per dare delle risposte: basandomi sui commenti che ho ricevuto in questi anni, c'è chi dice che il pezzo più importante in mio possesso sia il "Megarobot" in scatola GiG.

 Un altro pezzo che possiedo e che potrebbe esser ritenuto interessante per via della sua singolarità all'interno della storia della distribuzione europea dei Transformers è "Tracks" della Milton Bradley, una variante di colore rara di un giocattolo assai comune.

 In ambito non Transformers, il "5-pack laser-light" Galoob, della serie Blackstar, credo che sia un pezzo abbastanza notevole, seppur di nicchia.

 

 

 

11) Che consigli daresti a un ragazzo che decidesse oggi di iniziare a collezionare i Transformers?

Oh, moltissimi, iniziando con il più ovvio: collezionare giocattoli è un modo assolutamente superfluo di spendere il proprio denaro. Non collezionare mai per fare un investimento, perché è la tipica forma mentis degli idioti; bisognerebbe collezionare solo per piacere personale; se quello che desideri è arricchirti rivendendo i tuoi oggetti a prezzo maggiorato, allora non sei un collezionista ma uno speculatore, e come tale sarai considerato e trattato dal resto della comunità, oggi molto matura e consapevole..

Bisogna avere tantissima pazienza in questo hobby, perché non è possibile avere tutto e subito. Nella stragrande maggioranza dei casi, si avrà sempre una seconda chance per acquistare un giocattolo che ci è sfuggito. Mai entrare in competizione con altri collezionisti, perché potrebbe decretare la tua rovina economica e mentale. Ci sarà sempre chi avrà più di te per svariate ragioni (ha iniziato prima oppure è semplicemente più ricco di te).

Collezionare, come ogni hobby, può diventare un'ossessione, una mania: se non si ritiene di essere persone abbastanza equilibrate, è meglio dedicarsi ad altro. Cercare sempre di mantenere la giusta distanza tra questo hobby e la vita reale. Prima di iniziare a spendere soldi, tempo e fatica, bisognerebbe sempre elaborare un piano collezionistico e avere le idee ben chiare su come e cosa collezionare.

E' fondamentale studiare sempre bene il mercato e i canali di compravendita. Farsi degli amici, pochi ma fidati, aiuta sempre. Bisogna apprezzare sempre ciò che si ha, in quanto è frutto di una scelta personale oltre che di sacrifici e ricerche. Il buonsenso è la linea di demarcazione che separa la condivisione dall'esibizionismo: colleziona con passione ma anche con discrezione e sii sempre disponibile ad aiutare altri collezionisti nella loro ricerca se ritieni di poterlo fare. I prezzi dei giocattoli d'epoca oggi sono molto alti: al prezzo di un vintage si possono comprare molte ristampe di ottima fattura quasi identiche agli originali; prima di investire denaro è necessario operare una scelta che tenga conto sia del gusto, sia delle proprie disponibilità economiche, sia infine dello spazio espositivo a propria disposizione.

Mai comprare giocattoli se questo significa dedicare tempo e denaro non sufficienti al tuo benessere e a quello dei tuoi familiari. Avere fonti di ispirazione aiuta a fare ordine nella propria mente, ma esagerando a volte si finisce per passare da leccaculo. Collezionare dovrebbe essere soltanto fonte di gioia, non di tristezza, invidia, disperazione. Se le emozioni negative dovessero avere il sopravvento su quelle positive, è consigliabile prendersi una lunga pausa da questo hobby. Le amicizie che si possono stringere nel nostro ambiente sono tra le più belle e sincere in assoluto: con l'esperienza si imparerà di chi potersi fidare.

 

 

 12) Esiste in Italia una collezione che raccolga tutti i pezzi dei Transformers?

Occorre fare un minimo dichiarezza: i Transformers si dividono per serie, ed escono giocattoli dedicati a questo brand incessantemente dal 1984. Fare una stima definitiva di tutti i modelli usciti fino a oggi è pressoché impossibile, specie quando consideriamo oggetti "speciali" come i lucky draw, le edizioni speciali, le varianti di colore e di mold relative a un modello e, in ultima istanza, i prototipi. Senza menzionare le edizioni e quindi le varie differenze di confezione e di marchio sui robot, che spesso venivano prodotti "a ondate" cicliche e in paesi diversi, riportando di conseguenza stampi differenti e altre differenze di dettaglio, di mescola delle plastiche, di vernici e di adesivi. Un inferno, insomma. Non esiste da quel che so una collezione "completa" che abbia TUTTI i Transformers di TUTTE le serie dal 1984 fino ad oggi, ma esistono collezioni molto vaste che racchiudono un numero incredibile di modelli e che si avvicinano al grado ideale e assoluto di completezza. Molti altri collezionisti si sono dedicati soltanto ad alcune serie, riuscendo a terminarle (almeno per quanto riguarda le uscite regolari). Un fattore molto importante da non sottovalutare sono i criteri con cui si inizia a collezionare Transformers, primo tra tutti quello di volere oggetti in scatola o loose, passando attraverso vari gradi di completezza e perfezione. Poi ci son dei collezionisti che si fissano col voler collezionare solo un personaggio in particolare oppure quelli che hanno un debole per i knock-off (copie made in Hong Kong o Taiwan) vintage, senza contare le collezioni "miste". Ce n'è per tutti i gusti! Vorrei fare giusto alcuni piccoli esempi al volo per quanto riguarda la situazione delle collezioni italiane di robot trasformabili: se si parla di completezza, in Italia abbiamo Andrea Doria che ha in collezione un vastissimo numero di pezzi loose -ma non solo- provenienti da tutte le serie uscite fino ad oggi. Se parliamo invece di specifiche edizioni in scatola italiana GiG, c'è Matteo Pigliucci che è stato in grado di mettere assieme in questi 8/9 anni una collezione impressionante per qualità e quantità dei pezzi. Degne di un museo sarebbero anche le collezioni di Diego Ierman e Federico Mandoli.

Se si parla di Diaclone e Microman, a farla da padroni con la loro esperienza sono Francesco Ristori, Sebastiano Racca, Stefano Signore, Eugenio Casini e Alessandro Musconi.

La comunità dei collezionisti di Transformers in Italia è incredibile, viva più che mai grazie a gruppi facebook, forum e siti dedicati, ricchi di gallerie fotografiche e informazioni. Entrarci è facile, uscirne però diventa molto complicato a causa dell'elevato grado di dipendenza che producono questi giocattoli.

 

 

13) Dopo il silenzio degli anni 90, nei primi anni del 2000 il fenomeno del collezionismo ha subito una clamorosa impennata: si può spiegare solo con la nascita del web o per la grande nostalgia per quegli anni indimenticabili?

Una cosa non esclude l'altra.

Cosa ci sia alla base di questo "clamoroso ritorno alle origini" non è una cosa semplice da dire, visto che da collezionista ne sono coinvolto e la mia analisi potrebbe non essere obiettiva. Lascio volentieri ai professoroni di antropologia, psicologia e sociologia il compito di scrivere tomi sull'argomento.

Chiaramente la nostalgia per un'infanzia dalle aspettative "tradite" può essere una delle ragioni per cui oggi, in piena crisi di valori, molti adulti si vogliono circondare di oggetti che ricordano loro il passato; un passato fatto di eroi che difendevano il mondo da ogni pericolo, di una morale ancora ben distinta tra bene e male, di squadre

composte da amici sinceri e solidali tra di loro ...a fronte invece di un presente caotico, squallido e decadente sotto ogni punto di vista. I giocattoli del passato, un po' come dei rassicuranti feticci, riempiono le mensole e le vetrine delle case di molti uomini fatti e cresciuti, suscitando ammirazione o creando disagi presso familiari e

visitatori. Quello che molti non comprendono è che esistono giocattoli più speciali di altri, perché hanno il potere di riportarci alla memoria voci, sguardi e abbracci di persone a noi care che oggi non ci sono più: collezionarli diventa quasi una necessità. Oggi, ai nostri occhi, essi sono bellissimi oggetti d'arredamento capaci di riscaldarci i luoghi più reconditi dell'anima come non farebbe nessun'altra cosa al mondo.

 

 

 14) Quali differenze riscontri tra il collezionismo del passato e quello attuale? Internet secondo te ha avuto un ruolo positivo o negativo?

Prima ancora che internet esordisse erano in molti, tra nostalgici e collezionisti di giocattoli, che portavano avanti la loro passione usando come strumenti di comunicazione il telefono e il fax. Il fenomeno del collezionismo di massa era ben lungi dal cominciare e -a quanto si dice- era relativamente facile trovare dei magazzini che traboccavano di tesori. I più facoltosi andavano a fare dei viaggi in Giappone facendo incetta di molti robot -che lì erano comunissimi- acquistandoli a prezzi stracciati, rivendendoli poi in Italia a peso d'oro, alle fiere o privatamente. Io purtroppo non ho vissuto quegli "anni d'oro" del collezionismo di giocattoli, non sono stato così lungimirante ed ero in tutt'altre cose affaccendato. Ma li ho vissuti "da spettatore", attraverso i racconti fatti da alcuni dei pionieri del settore.

La rete ha ridefinito non soltanto il senso di "comunità", dando una profondità seppur virtuale al nostro hobby, ma anche il modo di collezionare stesso -inteso come acquistare e vendere- che oggi è diventata un'opportunità alla portata di chiunque. Grazie alla Rete oggi tutto è più immediato e semplice, puoi fare acquisti in un attimo e in ogni parte del mondo. Puoi indagare sull'esistenza di alcuni pezzi misconosciuti oppure stabilire connessioni con collezionisti situati dall'altre parte del mondo. Puoi anche scrivere lunghe e noiose risposte per un'intervista, proprio come sto facendo io! Questo crollo di ogni barriera "fisica", diciamo così, ha però ovviamente comportato nel tempo numerosissime conseguenze, sia positive che negative, come ad esempio il sovvertimento di alcuni prezzi oppure il rischio di incappare in qualche raggiro. Si può godere appieno il nostro hobby utilizzando internet come un valido strumento di supporto, senza mai dimenticarsi che dietro a uno schermo ci sono persone fisiche e regole da rispettare.

 

 

15) Ancora oggi dopo tantissimi anni è rimasta in tanti di noi una passione sempre più crescente. Come te la spieghi? Collezionare è anche un modo di salvare un pezzo di storia? Di proteggere un giocattolo che non esiste più?

Certamente, Eugenio! La voglia di salvaguardare un balocco che è ormai fuori produzione da anni è una componente molto nobile dell'animo di chi colleziona giocattoli, e serve a fornire una valida e incrollabile motivazione nel proseguire la ricerca. Noi collezionisti di giocattoli vintage siamo in un certo senso intrisi di quell'eroismo che permeava le gesta dei nostri eroi televisivi o dei fumetti; come se fossimo dei "cavalieri del tempo", difendiamo i giocattoli contro gli anni che passano! Chissà, forse vedere una risma sigillata di quaderni vintage o una cromatura scintillante ha l'effetto di farci sentire ancora più giovani!

I giocattoli in quanto prodotti industriali sono considerati, in alcuni casi superficialmente, come oggetti di facile reperibilità. Questo però non è sempre vero; a volte si hanno di fronte oggetti veramente difficili da trovare ed in alcuni casi praticamente introvabili; a volte la rarità è subordinata alla grande richiesta del mondo del collezionismo e oggi (a causa della sempre maggiore domanda e della progressiva diminuzione dei pezzi in circolazione) i prezzi di molti di quelli che per noi all'epoca erano dei semplici "giocattoli", hanno toccato vette molto alte, stratosferiche in alcuni casi. Siamo adulti e quindi quando spendiamo una certa cifra per dei pezzi vintage, tendiamo poi a trattarli come veri e propri pezzi di valore; molto difficilmente lasceremmo che un bambino possa giocare con uno dei nostri "giocattoli", visto che esiste l'elevato rischio che lo possa rompere, con conseguente perdita a livello emotivo ed economico.

Collezionare giocattoli è come una missione per molti di noi, che va avanti di pari passo con le esperienze che andiamo facendo sul campo e con la (sub)cultura che andiamo accumulando.

Agli occhi di un osservatore esterno, un collezionista di giocattoli potrebbe apparire come il bislacco proprietario di un castello di fantasia dove al suo interno si trova soltanto lui con i suoi balocchi... questo -per noi- nobile percorso di riscoperta del passato, del nostro saperlo rivivere nel presente con la piena consapevolezza di un adulto, può correre il rischio di diventare un'opera fine a se stessa, forse egoistica... . può però diventare qualcosa di straordinario nel momento in cui impariamo a condividere con altri collezionisti quello che abbiamo imparato o, cosa ancor più difficile, se impariamo a trasmettere una scintilla della nostra passione e della nostra gioia in chi, invece, ha perso per colpa di una vita infelice il proprio entusiasmo.

 

 

16) Secondo te, quali linee di action figures anni 80 sono sottovalutate o snobbate dai collezionisti italiani?

Senza indugio direi: Sectaurs, Captain Power e Cosmo Crass.

 

 

17) Ci avviamo, ahimè, alla conclusione… Marco, in una sola parola, cosa significa per te il nome Transformers?

 Posso usare due parole? Mito e magia!

 

Marco, ti esprimo infinita gratitudine per l’opportunità concessami; dare la possibilita' di approfondire questa tematica in maniera cosi' importante credo possa rappresentare una grande regalo a tutti coloro che, come te, amano i Transformers ! By E.